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Friday, April 22, 2016

Earth Day 2016



Il 22 Aprile di ogni anno (equinozio di primavera), in tutto il mondo viene celebrata l’Earth Day (Giornata della Terra). La più grande manifestazione ambientale del pianeta e unico momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. La Giornata della Terra, momento fortemente voluto dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo.

L'idea della creazione di una “Giornata per la Terra” fu discussa per la prima volta nel 1962. In quegli anni le proteste contro la guerra del Vietnam erano in aumento e al senatore Nelson venne l'idea di organizzare un “teach-in” sulle questioni ambientali. Nelson riuscì a coinvolgere anche noti esponenti del mondo politico come Robert Kennedy, che nel 1963 attraversò ben 11 Stati del Paese tenendo una serie di conferenze dedicate ai temi ambientali.

L'Earth Day prese definitivamente forma nel 1969 a seguito del disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California, a seguito del quale il senatore Nelson decise fosse giunto il momento di portare le questioni ambientali all'attenzione dell'opinione pubblica e del mondo politico.

Nel corso degli anni la partecipazione internazionale all'Earth Day è cresciuta notevolmente, superando oltre il miliardo di persone in tutto il mondo: è l'affermazione della “Green Generation”, che guarda a un futuro libero dall'energia da combustibili fossili, in favore di fonti rinnovabili, alla responsabilizzazione individuale verso un consumo sostenibile, allo sviluppo di una green economy e a un sistema educativo ispirato alle tematiche ambientali.

Ricordiamoci che di Terra ne abbiamo una sola, la salvaguardia dell'ambiente è fondamentale per la nostra sopravvivenza. Buon Earth Day Terra!

Wednesday, May 20, 2015

F(r)ack you! No al Geotermico in Sardegna



Lo sfruttamento selvaggio del territorio non è una risorsa!

La geotermia è la disciplina che si occupa dello studio, della ricerca e dello sfruttamento dell’energia termica della Terra per utilizzi civili, agricoli ed industriali.
L’espressione energia geotermica è generalmente impiegata per indicare quella frazione del calore terrestre che può, o potrebbe, essere estratto dal sottosuolo e sfruttato dall’uomo attraverso la trivellazione.
Questo calore è contenuto all’interno delle rocce, nei fluidi e nelle acque che si trovano nel sottosuolo.
La Sardegna occidentale è una delle zone con un notevole potenziale geotermico.
Non ci si deve stupire quindi se le mire delle società che si occupano dello sfruttamento del sottosuolo con questo tipo di attività si rivolgano al nostro territorio.
I rischi di questo tipo di sfruttamento sono molto gravi e reali sia per quanto riguarda il territorio che per quanto riguarda la salute.
Gli stessi promotori di questo tipo di attività dichiarano infatti che a tutti i livelli, bassa o alta temperatura e più o meno profonda, la Geotermia non sarà mai ad impatto zero.
Sappiamo che l’emissione in atmosfera di fluidi geotermici da impianti industriali può avere un impatto ambientale in quanto possono contenere principalmente biossido di carbonio (CO2), solfuro di idrogeno (H2S), ammoniaca (NH3), metano (CH4) e sostanze chimiche disciolte le cui concentrazioni aumentano con la temperatura.
L’emissione di acque di scarico è un’altra fonte potenziale di inquinamento.
Tali acque, potendo contenere sostanze chimiche disciolte, come cloruro di sodio (NaCl), boro (B), fluoruri, arsenico (Ar) e mercurio (Hg), sono possibile causa di inquinamento se disperse e le conseguenze per i produttori agricoli e per gli allevatori sarebbero nefaste, senza contare il rischio di sismicità indotta dovuta alle fratture nella roccia. Altrettanto preoccupanti le connesse conseguenze sulla salute pubblica. Pensiamo inoltre che tra le diverse fonti di energia rinnovabile il geotermico presenti molteplici inconvenienti tra i quali è sufficiente rimarcare la diseconomicità. Infatti la capacità produttiva di un impianto geotermico si attesta intorno ai100 mW (milliwatt) per m², mentre quella di un impianto fotovoltaico è pari a 1000 W per m² (picco massimo di produzione, 300 W per m² come produzione media). In sostanza un impianto fotovoltaico ha una produzione per m² 3.000 / 10.000 volte superiore ad un impianto geotermico.



Quello che colpisce è che dopo un netto rifiuto del progetto denominato “Martis” da parte dei Comuni di: Nulvi, Laerru, Perfugas, Martis, Erula, Chiaramonti, Ploaghe, Ozieri e Tula, Bortigiadas e Tempio Pausania emerga un rinnovato interesse per questo tipo di sfruttamento del territorio che come già dimostrato, avrebbe ripercussioni gravissime su tutta la popolazione.

Ricordiamoci che la Sardegna è energeticamente indipendente e addirittura vende a terzi l'eccesso di energia che produce, pur continuando a pagare il prezzo dell'energia più alto in Italia.

Ricordiamoci anche che il territorio sostiene i costi ambientali e sanitari di questi interventi mentre i benefici si concentrano nelle mani di pochi, normalmente speculatori di professione (modeste prebende a parte).
Ciò premesso:

• quale interesse dovrebbe avere il nostro territorio?
• chi e perché nel nostro territorio manifesta interesse?

Cosa sappiamo esattamente della Geotermia?
Che impatto avrebbe sul nostro territorio una centrale geotermica?
Quali conseguenze per la nostra salute?
Quali ripercussioni sulla nostra economia?
Quali sono gli studi e soprattutto chi li farà?

Cercheremo di rispondere a queste domande al convegno che si terrà Sabato 23 Maggio alle 18.00, presso l'Ufficio Turistico a Tempio Pausania con l'intervento del Dott. Vincenzo Migaleddu, Presidente per la Sardegna dell'Associazione Internazionale dei Medici per l'Ambiente.

“La terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Non è stato l'uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso”.

NO ALLE TRIVELLAZIONI!



Thursday, October 31, 2013

This Blog is Carbon Neutral

Stamattina lavoravo ad un sito per un cliente e nel cercare un shortcode, mi sono imbattuta in un blog che aveva, nella barra destra, un badge.



Mi sono incuriosita e sono andata a vedere cosa fosse.
L'iniziativa si chiama “carbon neutral”, eliminare l’anidride carbonica che si produce piantando un albero.
L'iniziativa mi è sembrata davvero degna di essere sostenuta, soprattutto perché nel mio lavoro di graphic e web designer non è possibile al 100% essere ad impatto zero; pur cercando di utilizzare il più possibile materiali riciclati, inchiostri naturali etc etc.. l'impatto del mio lavoro sull'ambiente è notevole e purtroppo ne sono consapevole (motivazione in più per sostenere l'iniziativa). Molti non sanno che anche un blog, o un sito in generale, hanno anch'essi un costo per l'ambiente, perché mantenerli implica l'uso di server informatici che producono CO2.
Ogni anno un blog o un sito producono almeno 3,6 Kg di CO2 attraverso le visite degli utenti esterni, mentre un albero ne assorbe in media 5kg, ergo, più visite più inquinamento.
È nel mio interesse, nonché del mio cliente, che un sito che progetto sia ben indicizzato e riceva parecchie visite e questo implica, come ho scritto sopra, produzione di CO2. A questo punto "DoveConviene" e "I plant a tree" ci vengono in aiuto con l'iniziativa "CO2Neutral".
DoveConviene è un'organizzazione che raccoglie volantini pubblicitari delle offerte di diverse grandi aziende e li inserisce virtualmente nel proprio sito in modo che chiunque, possa vedere e valutare contemporaneamente le diverse offerte. In questo modo, oltre al risparmio di tempo e denaro sugli acquisti, si riduce drasticamente lo spreco di carta, in quanto i volantini digitali vanno a sostituire quelli cartacei, che in media, corrispondono a 500.000 tonnellate annuali di carta (pari a 3 milioni di alberi). I plant a tree è invece un'associazione tedesca che ha avviato un’iniziativa globale per rallentare il cambiamento climatico partendo da singole azioni individuali e piantando alberi nel mondo. Con questa iniziativa pianterà un albero per ogni blog o sito che aderirà. Il progetto di riforestazione attivo al quale si partecipa aderendo è dislocato a Göritz (un paese al confine tra Germania e Polonia) e gli alberi che si piantano sono querce.
Di "Terra" ce n'è una sola e dobbiamo cercare in ogni modo di tutelarla e proteggerla. Se con un semplice badge sul blog, si può piantare un albero e contribuire non solo alla riforestazione ma anche all'eliminazione della CO2 prodotta, ben venga un'iniziativa come questa; da pubblicizzare e sostenere volentieri, soprattutto per chi come me, lavora con il web e la grafica e vuole continuare a farlo per molto molto tempo ancora.

Per aderire all'iniziativa visita la pagina: www.co2neutral.doveconviene.it



Wednesday, June 05, 2013

World Environment Day



Oggi, mercoledì 5 giugno 2013, è la Giornata Mondiale dell'Ambiente (WED - World Environment Day).
Venne celebrata per la prima volta nel 1972, a seguito della sua proclamazione da parte della Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Durante tale occasione prese forma il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP).

Il tema centrale dell'edizione 2013 è costituito dalla lotta agli sprechi alimentari. Si vorrebbe promuovere l'inizio di una vera e propria campagna a livello internazionale contro gli sprechi di cibo. La FAO invita dunque tutti noi ad un impegno in prima persona su tale fronte. Evitare gli sprechi infatti, significa preservare le risorse naturali del nostro pianeta.
L'impegno dovrebbe avvenire sia dal punto di vista personale che da parte delle aziende, le quali sono invitate a partecipare minimizzando le conseguenze sul pianeta date dai metodi industriali della produzione alimentare.

Ogni anno un terzo del cibo prodotto nel mondo viene purtroppo sprecato. Quando esso si trasforma in rifiuto, seppur ancora commestibile, tutte le risorse impiegate per la sua produzione, a partire dall'acqua e dall'energia, finiscono letteralmente in fumo. Scegliamo dunque a partire dalla giornata di oggi di porre maggiore attenzione agli eventuali sprechi alimentari che potrebbero avvenire, soprattutto per disattenzione, tra le mura domestica.

Monday, March 05, 2012

Destroy Polluting Monsters Game Posters





"Designer is Dead" by Fotographicart, lancia una nuova campagna di sensibilizzazione contro alcuni eco-mostri presenti in Sardegna, di cui poco si sa e si parla, soprattutto al di fuori dell'Isola.

Oggi lunedì 5 Marzo infatti, nell'aula dibattimentale del Tribunale di Sassari sarebbe dovuto partire il processo per disastro ambientale a Porto Torres, rinviato al prossimo 27 aprile, ovviamente, a causa un difetto di notifica.
Al processo sono imputati alcuni manager e legali rappresentanti di Sasol Italia, Syndial e Ineos Vinyls, responsabili secondo il pubblico ministero, di aver per anni riversato nelle acque del golfo dell’Asinara un’ingente quantità di composti chimici e metallurgici altamente pericolosi per la salute. Il paradosso della situazione sta che, lo stesso giorno di un processo così importante per i sardi e il loro territorio, viene inaugurato, sempre a Porto Torres, il nuovo Centro Ricerche di Matrica. Il centro opererà in stretto raccordo con le strutture di ricerca di Novamont e di Polimeri Europa, ergo: un altro eco-mostro, che di "Verde ha solo i soldi". È questo il prezzo per il progresso? Il prezzo sono la nostra salute, la nostra vita, la nostra terra? Aspetteremo tra cinquant'anni un altro processo?
Quando non avremo ormai piu nulla, quando l'ambiente e la salute saranno compromessi irrimediabilmente e non potremo più opporci.
La campagna mira a sensibilizzare sul tema, per non lasciare che questo accada, per non farci rubare il futuro e la terra, per non far commettere ancora gli errori che in passato sono costati così cari, quando non si conoscevano i rischi per l'ambiente e per la salute e pur di non morire di miseria si regalavano i terreni ad imprenditori venuti da lontano per costruirci sopra i loro mostri e scaricarci i loro veleni. Alternative al progresso meno devastanti esistono ed è giusto conoscerle prima di lasciarsi "imbambolare" di nuovo.

Thursday, June 09, 2011

Energia Alternativa.



Le Energie Alternative sono tutte le forme di energia prodotte da fonti non tradizionali.
L’energia elettrica viene prodotta, nella maggior parte dei casi e nella più alta percentuale, da fonti tradizionali non rinnovabili, quali la combustione del petrolio o gas sia naturali, sia liquefatti per l’alimentazione delle centrali elettriche.

Le centrali alimentate a gas sono le meno inquinanti, ma bruciano un combustibile che andrà ad esaurirsi e quindi non sarà più disponibile in un prossimo futuro.

Le centrali ad olio combustibile sono tra le prime nate per la produzione di energia elettrica ed insieme alle centrali idroelettriche producono la maggior parte dell’energia necessaria per il nostro fabbisogno giornaliero, affinché possiamo utilizzare scaldabagni, lavatrici, condizionatori d’aria etc.

Per la produzione di un kW/h elettrico occorre bruciare l’equivalente di circa 2,5 kW/h di combustibili fossili (petrolio e derivati) immettendo in atmosfera circa 600 grammi di Anidride Carbonica che, mista a gas incombusti ed a polveri sottili, crea danni all’ambiente.

Anche il petrolio, come il gas, è destinato all’esaurimento e diventa ogni giorno più prezioso come confermato dal costante aumento dei prezzi. Le energie alternative (alle classiche e piu’ diffuse come : il petrolio, il gas, e l’atomo) sono quelle energie per la cui produzione vengono utilizzate materie rinnovabili a basso costo, quali il legno (scarti di lavorazione, residui organici della pulizia del sottobosco) od il letame utilizzato per la produzione del biogas. Si utilizza anche l’alcol prodotto dalla canna da zucchero, il mais, la soia, i semi di girasole, etc. per la produzione del gasolio ecologico (biodiesel).

Tutte queste materie, se non direttamente presenti in natura, devono essere prodotte o adattate tramite lavorazioni, quindi hanno un costo oltre a provocare fumi con la loro combustione.

Ad Oggi le piu' diffuse Energie Alternative Rinnovabili , sia ad impiego Domestico che Aziendale sono :

Energia Fotovoltaica
Energia Solare Termica
Energia Eolica

L’irradiazione solare viene sfruttata per produrre energia elettrica e termica; la potenza del vento viene impiegata per produrre energia elettrica e meccanica.

Fonte dell'articolo:
www.energiealternative.org

Friday, February 25, 2011

Contro il nucleare: voto Si!




Il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha indetto il referendum consultivo popolare regionale sul tema "centrali nucleari" per il giorno 15 maggio 2011. Il quesito sul quale esprimersi è: ”Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?”.

L'iniziativa popolare, partita dagli indipendentisti di Sardigna Natzione, a cui si sono associati il comitato No Scorie e il sindacato sardo Css, ha portato in soli tre mesi a raccogliere 16.286 firme che sono state depositate a febbraio dell'anno scorso in Corte d'appello a Cagliari.

"Sei contrario all'installazione in Sardegna di centrali nucleari e siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate e preesistenti?"
CONTRO IL NUCLEARE: VOTO SI
Referendum consultivo promosso ai sensi della Legge Regionale n°20 del 17 Maggio 1975.

Per info:
COMITATO PROMOTORE REFERENDUM
COMITATO.SI.NONUCLE
Cell.348.7815084
mail: comitato.si.nonucle@tiscali.it
Portavoce
Bustianu Cumpostu

SITO UFFICIALE DEL COMITATO CONTRO IL NUCLEARE:
www.comitatosinonucle.net .

Thursday, February 24, 2011

Di Verde Solo i Soldi




Incidente o Complotto?

Fin dal 1988 un fiume di benzene veniva riversato in mare dalla zona industriale di Porto Torres dai colossi della chimica Syndial, Sasol e Vinyls Italia (ENI). I valori rilevati superavano fino a diciotto mila volte i limiti di legge.
Poco prima che la notizia venisse alla ribalta delle cronache avviene l’incidente E.ON, che mette in secondo piano la vicenda.
Incidente o complotto? Il dubbio sorge!
Infatti: nell’agosto 2010 la E.ON firma con la Regione Sardegna un accordo per la costruzione di una centrale fotovoltaica da 100MW, adiacente la centrale già esistente, e poco prima proponeva la probabile conversione a carbone dell’impianto attuale.
Dopo l’11 gennaio 2011 la E.ON è sotto accusa e momentaneamente fuori gioco; la ENI e NOVAMONT prendono la palla al balzo e si propongono “misericordiosamente” come salvatrici “verdi” del polo industriale: GREEN ECONOMY, bonifica del territorio, riconversione del porto e centrale a biomasse (anche questa) da 100 MW.
Il progetto riguarda quindi anche l’agricoltura perché gli impianti verranno alimentati da cardi e girasoli, per cui tutta l’Isola dovrebbe procurare i terreni “sufficienti” alle coltivazioni industriali. Ma facendo dei semplici calcoli si scopre che per produrre le biomasse necessarie ad una centrale di tali dimensioni, servirebbe una superficie annua di 95.200 ettari. Sarebbe dunque impossibile alimentarla senza l’utilizzo di rifiuti e diventerebbe un enorme inceneritore, di dimensioni mai viste.
La riconversione del polo di Porto Torres calza, apparentemente e perfettamente nel “Progetto Sardegna CO2.0”, illustrato nei dettagli da Alfonso Damiano, docente della facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari, che prevede l’uso di tecnologie nelle quali la Sardegna è già leader nazionale e internazionale, e il desiderio di anticipare l’avvio di processi di trasformazione delle reti energetiche. Le azioni previste tendono a coinvolgere tutti i comparti produttivi e intere comunità locali. In questa direzione si è definito il progetto di avvio denominato “Comuni in classe A” che individua un numero limitato di comunità “pioniere” rappresentative del contesto socioeconomico e di progetti dimostrativi volti al raggiungimento di un bilancio di emissioni di CO2 pari a zero. In attesa della svolta a 360 gradi promessa dal Progetto Sardegna CO2.0, più concretamente Falck Renewables (Gruppo Falck) ha concluso, tramite la controllata Geopower Sardegna, un’operazione di project financing per un ammontare complessivo di 230 milioni, di cui 54 milioni già erogati.
Il finanziamento è finalizzato alla costruzione di un parco eolico in Sardegna situato sull’altopiano dei Monti di Alà dei Sardi e nel comune di Buddusò, con una potenza installata di 138 Mw. Il parco, che è in fase di costruzione con una previsione di completamento nel corso del 2011, sarà in grado di soddisfare il fabbisogno di oltre 110 mila famiglie producendo più di 300 Gwh all’anno. Il progetto è stato finanziato da un pool di banche (Unicredit Corporate Banking, Biis, Banca Imi, Ing Bank, The Bank of Tokyo, Mps Capital Service e Mediocreval), con l’intervento della Sace in qualità di garante di una tranche del finanziamento. Questo disegno futuro, riguardante l’industrializzazione della Sardegna, in verde chiaro, risulta però essere pericoloso per l‘ambiente sia per la perdita della biodiversità delle coltivazioni tradizionali, sia per l’introduzione di OGM. La perdita del territorio in favore dell’agricoltura industriale nasconde molti altri pericoli, la prduzione di OGM, infatti, necessita l’utilizzo di pesticidi speciali, ovviamente forniti dalle aziende produttrici dei semi, che contaminano costantemente e irrimediabilmente il suolo, per cui sarà difficile se non impossibile un ritorno all’agricoltura di tipo tradizionale, trasformandola in monocoltivi di grande estensione, riducendo queste terre ad un mero sfruttamento e cancellando l’identità e la forma di vita di una intera popolazione. Un esempio concreto in tema alimentare sono Brasile e Colombia, dove queste coltivazioni hanno ridotto la produzione di grano per il consumo umano, destinando la maggior parte del territorio al biocombustibile, sollevando così il costo degli alimenti basici. Si innalzerà considerevolmente anche il consumo di acqua necessario alle coltivazioni, con tutto questo perderemo la sovranità alimentare, cioè la possibilità di decidere e di disporre della nostra terra riducendo la nostra economia ad una dipendenza dalle grandi multinazionali e diventando schiavi di un sistema che tende sempre di più a controllare tutto l’esistente. Per non parlare degli effetti che alcuni impianti, come quelli a biomassa in queste folli dimensioni, possono avere sulla salute. Dobbiamo smettere di pensare alla nostra salvezza se questa viene auspicata con progetti reclamati come i più grandi d’Europa, quando il nostro fabbisogno è molto modesto visto il nostro numero di abitanti, rispettando questa proporzione potremmo avere un effettivo sviluppo riguardoso della nostra dignità, delle nostre risorse territoriali, culturali e turistiche.
Dovuta alle circostanze globali di questo sistema capitalista, in Sardegna come in qualsiasi altra parte del mondo, la lotta per il territorio risulta di vitale importanza per la sopravvivenza della terra così come la conosciamo. La distruzione di quel poco che ci rimane è gia iniziata e solo creando un fronte unito di lotta, volto a energie realmente rinnovabili e non dannose saremo capaci di arrestarla.

Info mail: anzicheniente@gmail.com

Per scaricare il documento in Pdf:
Di Verde Solo i Soldi .


Tuesday, January 25, 2011

Marea Nera in Sardegna..nessuno ne parla



Un ringraziamento speciale a Sea Shepherd , che ha dato voce a noi sardi e alle nostre spiagge.



Le Lacrime Nere Di Un Disastro Negato

La testimonianza dei volontari in sardegna nord-occidentale raccolta da Costanza Troini

spiaggiaL'allarme scatta alle quattro e mezzo di un pomeriggio nel cuore dell'inverno, un giorno nero per il mare della Sardegna e per i gli stessi sardi. E' l'11/1/11.....

"Ma al TG Regione di ieri (cioè del 22 gennaio 2011) hanno detto che c'è l'ipotesi si sapesse anche un po' prima", racconta un'attivista per l'ambiente che insieme al suo gruppo locale si è mobilitata immediatamente, collaborando con Pier Mauro Marras, coordinatore di Sea Shepherd Italia sull'isola.

Come sia successo esattamente non è ancora chiaro. Cosa è successo è invece sotto gli occhi di tutti i volontari intervenuti sulla costa nord-occidentale sarda."18mila litri di olio combustibile si riversano in mare – raccontano i volontari - per un buco in una tubatura sott'acqua che, l'11 gennaio, riforniva la centrale E.On di Fiume Santo. Un incidente? Errore umano? Non è dato sapere. Sappiamo però che questa sostanza pesante e appiccicosa trasforma l'aspetto del mare e delle coste". Il mare e le coste tra i più belli del mondo, tra Porto Torres e Santa Teresa di Gallura, Capo Testa, la Valle della Luna, l'arcipelago della Maddalena....

Ragazze e ragazzi hanno le scarpe piene di macchie scure e dense, una materia viscida e insidiosa che si attacca a tutto ed è difficilissima da rimuovere. È appunto l'olio combustibile, la cui nocività è ben nota e documentata. pdf Scheda tecnica Olio Combustibile

"Bolle nere di varia grandezza galleggiano sul nostro mare – prosegue una volontaria – Stiamo cercando di toglierle e intanto molte si depositano sul fondo. È tutto scuro, la sabbia, le rocce... Granchi morti e una gabbianella che mi faceva troppa pena guardare". E chi conosce la sorte di pesci, cetacei e flora marina vittime di una marea nera che secondo stime e rilevazioni – ancora scoordinate e approssimative – si estende a 5 miglia dalla costa?

"Una devastazione. A rimediare viene chiamata la stessa E.On che affida la pulizia a manodopera fornita dall'agenzia per il lavoro interinale Manpower: operai che con pale e rastrelli fanno del loro meglio per raccogliere le bolle d'olio nero in buste di plastica; buste di plastica piene che però spesso vengono lasciate sulle spiagge in balia delle mareggiate".

"Nessuno sa fino a che punto sia tossico. Alcuni volontari si sono sentiti male. Le autorità cercano di dissuadere i cittadini dall'andare ad aiutare, ma noi sospettiamo che sia solo per nascondere meglio i danni incalcolabili che sono stati fatti. Le stesse autorità stanno palesemente minimizzando la portata del disastro. Il sindaco di Santa Teresa rimpicciolisce la marea nera a colpi di comunicati. Legambiente gli fa compagnia e intanto dichiara che la macchia si sta solidificando – ipotesi discutibile osservando le scarpe di noi attivisti dove l'olio rimane fluido e immutato per giorni e giorni". "Il sindaco e il rappresentante di Legambiente dicono che la macchia non si è estesa, passano il tempo a sdrammatizzare e intanto non fanno nulla - sostengono i volontari sardi – Si sono mossi solo il WWF di Santa Teresa e Sea Shepherd Italia. Ma la situazione purtroppo è tutt'altro che sotto controllo. Regna il caos. Servono braccia per rimuovere le bolle maligne e insidiose. Abbiamo bisogno anche di tecnici e di un'équipe di esperti che capisca la situazione e stabilisca se si deve ricorrere a solventi o cosa. Dobbiamo salvare il nostro mare, gli animali, la vita acquatica... " E le rocce scolpite dalle onde e dal vento per migliaia di anni che rischiano di essere cancellate in pochi giorni dal nero indelebile dell'indifferenza e dell'avidità.



Link Utili:


Un'onda nera soffoca le coste della Sardegna

Muro di Gomma un Sardegna

Cosa è finito nel mare della Sardegna

Tra idrocarburi, bugie e verità non dette

Saturday, December 11, 2010

Don't cut your Christmas Tree





Alcuni consigli per scegliere l'albero giusto rispettando l'ambiente.

PER NIENTE ECOLOGICO: Quasi tutti gli alberi artificiali sono fatti di plastica, spesso PVC e metallo, quindi non sono biodegradabili. Inoltre la maggior parte viene prodotta in Cina e trasportata per migliaia di km, con relative emissioni di CO₂.

NON ECOLOGICO: albero di Natale vero, ma importato da lontano. Meglio sceglierne uno “prodotto” localmente. Oppure acquistare un albero di natale artificiale e usarlo oltre dieci anni (se proprio abbiamo acquistato un albero artificiale, meglio farlo durare il più a lungo possibile).

QUASI ECOLOGICO: acquistare un albero di Natale da un produttore locale, meglio se da agricoltura biologica. Meglio ancora se dopo le feste viene trasformato in concime organico, compost, o trucioli di legno, o riutilizzato per altri usi.


ECOLOGICO: acquistare un albero di Natale da un produttore locale e da agricoltura biologica, dopo le feste piantarlo in cortile, terrazzo, giardino o, dove possibile, nel quartiere (alcuni Comuni hanno creato dei boschi con gli alberi di natale recuperati dopo le feste!).

MOLTO ECOLOGICO: non fare l’Albero di Natale, o meglio crearne uno alternativo. Con un po’ di creatività si possono inventare cose bellissime, magari con materiale di recupero.

Friday, October 08, 2010

Lettera di una balena


Project: Illustration for kids


"Caro uomo,
perché mi vuoi uccidere? Sono un animale buono e non ho mai fatto male a nessuno! Sono sulla terra da prima di te, sono una delle poche specie animali che non si è ancora estinta nei secoli. Sono enorme, è vero, ma ti somiglio molto; anch'io allatto il mio piccolo e lo coccolo mettendolo sopra la mia grande schiena; abito negli oceani molto profondi e non sono una minaccia per la tua specie, ma tu lo sei per la mia. Vieni a darmi la caccia da diverse parti del mondo, mi bracchi mi insegui, ti accanisci, hai già catturato e ucciso i miei amici, i miei fratelli e i miei genitori ed io e il mio piccolo siamo riusciti a fuggire e a nasconderci dalla tua furia.
Ti fai forte su quella grande nave, grazie ad una legge che ti permette, ogni anno, di uccidere un certo numero di noi, per scoperte scientifiche, dici, continuendo a darci la caccia, per poi, invece, vendere la nostra carne o il nostro grasso nei supermercati. Ma per fortuna non tutti gli uomini sono così, molti ci difendono e lottano per salvarci, ma sono ancora troppo pochi e purtroppo, prima o poi ci troverai e ci ucciderai. Io sono preoccupata per il mio piccolo, sono grande, ma nulla posso contro le tue navi, non ho difese e non potrò nascondermi a lungo. Che ne sarà del mio piccolo? Riuscirò a salvarlo? Ed io, mi salverò? A volte vorrei essere altro, per non interessarti o potermi difendere, ma sono nata balena e tale resterò. Ti prego, uomo, non darmi ancora la caccia, non uccidermi. Permettimi di salvarmi, di non avere più paura, di nuotare per gli oceani per altri secoli ancora, di crescere il mio piccolo e di farne altri per poter ripopolare i mari. Non farmi ricordare e vivere solo nelle fiabe, ti scongiuro amico uomo, non cacciarmi più, aiutami a vivere!"


Anche se per introdurlo ho usato un'illustrazione e una favola per bambini, l'argomento è più che serio. Infatti, forse, non tutti sanno che:

Rifiutare i compromessi sulla caccia alle Balene
18 settembre 2010 Sea Shepherd

Geoffrey Palmer è stato uno degli artefici del famigerato accordo di compromesso che fortunatamente non è passato durante l’ultima riunione della Commissione Baleniera Internazionale. Tale compromesso aveva ottenuto un notevole sostegno, incluso l’appoggio degli Stati Uniti e di Greenpeace.
In poche parole, Palmer voleva che il Giappone fosse autorizzato a uccidere le balene sia nel Pacifico Settentrionale che nell’Oceano Meridionale in cambio di una riduzione della quota di caccia nel Santuario delle Balene dell’Oceano Meridionale.
La risposta ottenuta è stata molto morbida nei confronti della continua caccia illegale Giapponese nelle acque dell’Antartico. E’ stato come se Nuova Zelanda, USA e Greenpeace si fossero uniti al Giappone nel non capire cosa significhino le parole “Santuario delle Balene”.
Questa follia del “uccidiamo le balene per salvarle” era stata completamente scartata all’ultima riunione della Commissione Baleniera Internazionale, tenutasi in Marocco. In una recente intervista dell’Asahi Shimbum, Palmer ha spiegato come il Giappone abbia perso l’opportunità per legalizzare la sua caccia alle balene.

Inciviltà Tempiese


Project: Photojournalism



www.raeeporter.it
Alcune immagini del reportage sulla spazzatura che sta ricoprendo il comune di Tempio Pausania. Le periferie sono invase dai rifiuti, discariche abusive spuntano come funghi alle porte della città, il centro storico, i parchi ne sono invasi. Di chi è la responsabilità? È compito dei cittadini ripulirla? In attesa delle risposte, nella giornata del 1 ottobre 2010 un gruppo di cittadini volenterosi, alcuni assessori e il sindaco stesso si sono incontrati per dare una pulita, ma questo non basta[...continua]

Saturday, March 29, 2008

Salviamo le api



Un mondo senza miele sarà sicuramente un mondo più amaro..
Da qualche tempo si parla di api a rischio estinzione. Il loro ronzio potrebbero essere presto solo un lontano ricordo, così come la cera e il miele. Si stanno infatti riducendo a ritmi vertiginosi il numero di questi insetti preziosi per l’uomo e per la natura. A lanciare l’allarme è il World Watch Institute, che mette sotto accusa pesticidi e insetticidi di grandi multinazionali. La storia della decimazione delle api è lunga e parte già dalla fine degli anni sessanta in Francia dove, la loro scomparsa fu causata dall’uso di una molecola di un insetticida che, applicato direttamente ai semi di mais e girasoli, veniva poi assorbito dall’intera pianta nel corso della crescita. Gli insetti che impollinavano le piante trattate, lo raccoglievano insieme al polline, lo riportavano all’alveare avvelenando così l’intero sciame. È stata infatti provata l’alta vulnerabilità delle api alla molecola in questione, anche in dosi più basse, inferiori a tre particelle per miliardo. Il prodotto fu proibito nel 1999, ma sostituito da uno simile, questa volta di un’altra multinazionale altrettanto letale. A distanza di 5 anni ne è stato vietato la vendita, ma autorizzandone l’applicazione fino ad esaurimento scorte. Anche in Italia milioni di api sono state trovate morte ai piedi degli alveari negli ultimi anni. Purtroppo però di questo problema se ne parla ancora molto poco. Vi immaginate cosa sarebbe un mondo senza miele? Sarebbe come dire un mondo senza fiori, un mondo senza alberi, senza dolci, un mondo molto più grigio e amaro. Anche una famosa marca di gelato ha lanciato una campagna di sensibilizazione sul web, per saperne di più visitate il sito
www.helpthehoneybees.com. Ed ancora sul sito www.apitalia.net è possibile dare la propia adesione alla raccolta firme per salvare le api.
FACCIAMO QUALCOSA, SALVIAMO LE API!